Fuori dalla finestra la nebbia cancellava ogni contorno, inghiottiva ogni luce.
Erano solo le quattro del mattino e la sua giornata era già completamente programmata.
Appena uscito dal tepore del letto si sentiva in qualche modo già in ritardo, mentre la sua tabella di marcia si
dipanava nella sua mente occupando tutti i minuti della sua giornata fino a tarda sera.
Ne conosceva a memoria ogni dettaglio, l’aveva studiato diligentemente la sera prima, e come ogni giorno
del suo lavoro, sapeva che aveva compiuto uno sforzo perfettamente inutile; tanto da lì a breve ogni
inaspettato quanto prevedibile e comune imprevisto, avrebbe rimescolato la sua agenda verde fino a far
esplodere in piccoli pezzetti tutti i suoi piani.
Meglio godersi gli ultimi attimi in cui la sua organizzazione ancora poteva brillare intoccata come un prisma
di Natale.
Così, mentre il fumo saliva dalla sua tazza confondendosi con la nebbia fuori dalla sua cucina, tutto per quei
soli minuti poteva apparire perfetto.
Percorrendo a memoria la strada di campagna che ogni giorno lo conduceva da casa verso la sua Azienda si
chiedeva, nonostante la nebbia compatta come panna ritardasse la luce dell’alba, come fosse possibile che
ancora in tanti che arrivavano da fuori sostenessero che la Pianura Padana fosse piatta e monotona, davvero
lo avvertivano come uno scenario immobile in cui si confondevano contorni, idee e persone?
Per un uomo di pianura, anche senza guardarci troppo bene era evidente che, così come ogni stagione
lasciava il segno sul territorio pianeggiante fino all’orizzonte, anche l’immaginazione poteva segnare e
disegnare tutto ciò che la nebbia aveva inghiottito: proprio in quel podere che si stava lasciando rapidamente
alle spalle, in questo periodo sbucava la sagoma del caco che i frutti colorati travestiva da rustico albero di
Natale, si intuiva più avanti la vasta distesa di terra nera, arata e spianata, pronta per ricevere il ghiaccio dei
mesi più rigidi e la semina coi primi caldi. Nelle estati successive il sole avrebbe colorato d’oro quei campi
facendo crescere ettari di biondo frumento. Più avanti ancora la siepe di sempreverde si era appena riempita
di piccole bacche rosse animando di colori natalizi la strada di campagna in prossimità dell’Azienda.
Per i giardinieri come lui questa era stagione soprattutto di potature, ma era anche Natale e i clienti avevano
fretta di sistemare i giardini prima di accendere gli addobbi luminosi, così come i fornitori avevano fretta di
eseguire le ultime consegne prima della chiusura dell’anno.
Nessuna novità: ogni anno il Natale si assomigliava, per i ritmi serrati e serranti e per i giorni piovosi che
ritardavano le lavorazioni rendendole altalenanti, anche se , a dirla tutta, le sue giornate erano caratterizzate
dalla fretta in ogni periodo dell’anno, non solo a Dicembre. Lui era proprio nato con un incredibile fretta,
un0urgenza che lo spingeva avanti con la falcata del maratoneta in ogni sua mossa, inseguendo il suo piano
quasi a memoria.
Così, senza esitazione nè spazi e pause, anche oggi scendeva a passo svelto dall’auto, accendeva la stufa
cippatina per tagliare l’aria invernale tra le scrivanie dell’ufficio e aspettava che arrivassero uno ad uno i
ragazzi delle sue squadre sfilando davanti alla porta del suo ufficio, anche loro a passo svelto verso il
magazzino ad allestire il proprio mezzo e poi dritti verso un nuovo cantiere.
Partiti i ragazzi per le varie destinazioni, iniziavano le chiamate a clienti e fornitori, in questo periodo per
scambiare Auguri, confronti e consigli reciproci, talvolta confessioni e bilanci di fine anno tra colleghi e amici,
e quando la nebbia diveniva più luminosa, rischiarata dal giorno e dai raggi del sole che riuscivano a bucarla
solo per qualche ora, l’ufficio diventava l’arena delle impiegate che processavano incessantemente le sue
inesauribili “nuove idee”: nuove idee organizzative, nuovi spunti commerciali e pubblicitari, nuovi orari, nuovi
interventi e nuovi cantieri. Tutto diventava un racconto fantastico e di facile realizzazione perché aveva
trovato preventiva costruzione dettagliata nella sua mente, con l’ausilio di fonti tecniche e costanti ricerche
nozionistiche.
Più spesso i confronti con l’ufficio avvenivano per telefono durante spostamenti lunghi o brevi; non era
difficile vederlo comparire davanti alla scrivania mentre termina la frase col cellulare all’orecchio, e passando
per l’ufficio correndo verso lo spogliatoio per infilare la tuta da lavoro, dirigersi verso un nuovo mezzo e
cambiare per l’ennesima volta la propria meta quotidiana.
Così, nel corso della giornata, dell’aroma del caffè del primo mattino, che scaldava l’aria col suo profumo
ormai è rimasta solo l’adrenalina da caffeina che tarda a dileguarsi, ma non per oggi solamente, perché tutti
i giorni qui son più che incisivi, perché l’adrenalina da queste parti è proprio come il ragù per la tagliatella,
che è buona anche col burro, ma col ragù c’è più mordente.
Ogni giorno pare uguale, ma non lo è, perché ogni giornata ha la sua urgenza, ed il motto per affrontarla è
uno ed uno soltanto, ed Alessandro infila la porta per l’ennesima volta ed esclama: “adess a vag che se no
am vien sira adoss”……….e via andare, “passi lunghi e gamba tesa” per affrontare davvero ogni giornata da
giardiniere senza alcuna esitazione, che altrimenti “ a vien sira adoss
